Morfologia:

Il Sacro di Birmania è un micione dallo sguardo tenero e ammaliante, tranquillo, sereno, equilibrato e particolarmente affettuoso.
Adora la compagnia del suo padrone o, in mancanza di meglio, di un altro gatto o altro animale Si affeziona all'uomo in modo speciale, più che all'abiente circostante ed è, per questo, un compagno fedele e inseparabile per tutta la sua vita
E' di grande compagnia per le persone anziane ed essendo un grande giocherellone si adatta molto bene anche ai bambini
Non è per nulla aggressivo, non ama litigi o risse e difficilmente estrae gli artigli Ma non ha certo un carattere remissivo! Ha una fortissima e spiccata personalità, al punto che le sue abitudini hanno una priorità assoluta rispetto a quelle di tutti gli altri componenti della famiglia!
E' molto intelligente e se si ha voglia e pazienza è possibile addestrarlo (riporto di piccoli oggetti, rispondere a un richiamo, stare sulla spalla, l'uso del guinzaglio)
Il Sacro di Birmania è un gatto molto molto curioso! Ogni mobile, armadio, mensola, scatola rappresenta territorio di conquista, l'importante è non farsi stregare dal suo sguardo rubabaci e insegnargli cosa può o non può fare, perché è un gattone educato e ubbidiente
 
Lo origini del gatto Sacro di Birmania sono molto antiche e misteriose. Questa razza viveva infatti, nella quiete mistica dei monasteri birmani insieme ai monaci dalle vesti arancione ed è protagonista di una delle leggende più belle dell'intero panorama felino. Si narra infatti, che molti secoli fa, in una regione desertica nei pressi del lago Incagoudiji, in una valle circondata da montagne maestose, si trovasse il tempio di Lao-Tsun, dove viveva un vecchio lama di nome Kittah Mun-Ha. Il tempio era custodito da 100 gatti bianchi con gli occhi gialli, con lunghi mantelli setosi, che avevano il compito di vegliare sulla bellissima statua dorata con gli occhi blu come zaffiri, della dea TsunKyan-kse, che presideva alla reincarnazione delle anime. Il monaco capo Mun-Ha la cui barbra era stata intrecciata con oro dall'Illuminato, spesso s'inginocchiava in meditazione davanti alla dea dorata e accanto a lui sedeva sempre il suo fedele e caro compagno, un bellissimo gatto del tempio chiamato Sinh. Mentre il monaco meditava, Sinh fissava costantemente i begli occhi dell'azzurro dello zaffiro della dea dorata. Una notte allo spuntare della luna, Mun-ha era in contatto spirituale con la sacra dea TsunKyan-kse, sprofondato in uno stato trascendentale. Era così profonda la sua devozione, che non sentì alcun dolore quando il tempio fu attaccato dai predoni ed egli fu ucciso. Al momento della morte del suo padrone, Sinh appoggiò le zampe sugli abiti fluenti del monaco e fissò la dea dorata. Immediatamente ebbe luogo una stupefacente, trasformazione. La bianca pelliccia del gatto sembrò mescolarsi ad una dorata incandescenza che irradiava dalla bellissima dea dorata e i suoi occhi divenenro del blu profondo dello zaffiro, come quelli della dea. Il suo muso, le orecchie, le zampe e la coda divennero del vellutato colore marrone della terra ricca mentre i suoi quattro piedini che poggiavano delicatamente sul padrone rimasero di un bianco perfetto in segno di purezza. Il gatto sacro inoltre trasmise ai monaci superstiti un'energia soprannaturale che permise loro di sconfiggere i saccheggiatori, preservando il tempio dalla profanazione. La mattina seguente anche i rimanenti 99 gatti bianchi del tempio subirono la stessa trasformazione di Sinh, e poichè riflettevano sul loro mantello la dorata tonalità di cento aurore brillanti, il tempio si illuminò. La leggenda dice poi, che l'anima del Monaco trasmigrata del corpo del gatto, avrebbe potuto salire al cielo solo dopo la morte del gatto stesso. Sinh, allora, vinto dal dolore per la perdita del suo padrone, rifiutà il cibo e sette giorni più tardi morì. Con il suo nobile gesto il gatto liberò l'anima del suo Maestro che potè in questo modo raggiungere il Nirvana. Fu solo allora che i monaci del tempio si riunirono per decidere la successione del venerabile Mun-Ha. Il mito vuole che i 99 gatti Sacri del tempio si accalcarono intorno al più giovane dei monaci, guardandolo intensamente; nacque così la leggenda secondo cui la dea TsunKyan-kse si servisse dei gatti Sacri per designare il nuovo lama. Come in tutte le leggende anche in quella del Gatto Sacro di Birmania vi è certamente un qualche elemento di verità. Quanto ci sia di vero solo i Birmani lo sanno e il segreto rimarrà sempre con loro.
 
Un velo di mistero circonda dunque il Gatto Sacro di Birmania, come testimonia questa romantica leggenda, ma anche passando alla realtà le sue origini restano poco conosciute. Secondo alcune testimonianze ( che avvalorano l'ipotesi delle origini sacre del gatto) intorno agli anni Venti, in un frangente simile a quello riportato dalla leggenda, l'esploratore francesce Auguste Pavie ed il maggiore inglese Gordon Russell ebbero occasione di aiutare i monaci Kittahs, difendendoli strenuamente dagli attacchi dei predoni e aiutandoli a fuggire in Tibet. In segno di riconoscimento i monaci inviarono in Francia due dei rarissimi e preziosissimi gatti Birmani da loro stessi allevati e ritenuti Sacri. Sfortunatamente uno di questi, il maschio, di nome Madalpour, morì durante il viaggio, mentre la femmina, Sita partita dal tempio già gravida partorì a Nizza la sua cucciolata, proprio una femmina di questa cucciolata, Poupée avrebbe dato vita alla nuova razza nel continete europeo. Infatti fu proprio una femmina di nome Poupèe de Madalpour il primo gatto birmano a partecipare ad un'esposizione internazionale nel 1926. Secondo altri invecela prima coppia di birmani non sarebbe stata quella di Pavie e Roussell bensì sarebbe stato il famoso magnate americano della finanza, Cornelius Vanderbilt ad acquistarli a peso d'oro da un servo infedele che aveva sottratto i due preziosi felini dal tempio Lao-Tsun. Un'altra ipotesi, anche se meno affascinante, ritiene che i birmani non siano neppure di origine asiatica ma siano nati in Francia in seguito ad accurate selezioni ed incroci tra il siamese e altri gatti a pelo lungo come il persiano. Da questo incrocio avrebbero avuto origine gatti dal pelo semilungo, guantati e con le estremità scure. Dopo l'ultima guerra mondiale, la razza rischiò l'estinzione: in tutto il mondo rimasero solo due coppie e da queste si iniziò a lavorare per ottenere il riconoscimento ufficiale. Negli anni Cinquanta il birmano venne battezzato Sacro di Birmania per distinguerlo ed evitare qualsiasi confusione con il Burmese che in lingua inglese significa appunto " birmano". La razza è stata ufficialmente riconosciuta in Francia nel 1925, in Gran Bretagna nel 1966, e nel 1967 negli Stati Uniti.
 

 

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